martedì, 11 agosto 2009
Vu’ cumprà. Ho comprato un orologino, da un vu’ cumprà. Un braccialetto di gomma colorata dove leggi l’ora (i minuti no). Ci vai in acqua ed è identico (mi sembra) a quelli dei negozi dove costano il doppio. L’ho comprato su una spiaggia toscana. Il vu’ cumprà s’è messo davanti alla sdraio e abbiamo contrattato. Forse m’è scappata una parola in veneto, prima che lui dicesse: - Una be’essa (Una bellezza, ndr). Forse ha copiato da me. Così, al volo. Gli ho chiesto se avesse mai venduto le sue cose anche a Venezia. Mai. Come abbia fatto a parlare in veneto resta un mistero. Gran venditore, ha divinato la mia origine lasciandomi con l’orologino in pochi minuti (che non si leggono).
Vu’ cumprà continuano a chiamarli i giornali. Un disco rotto. Loro non parlano così (parlano così appena arrivati). Magari sono colti - come Abdou Thiam, ambulante sulle spiagge di Monopoli, ex maestro imputato d’omicidio in un giallo di Carofiglio. Certi giornali tra un po’ scriveranno che ci vogliono controlli anche sui vu’ imparà. Insegnanti del Sud che aspirano alle future gabbie salariali del Nord, ma non hanno passato il test di cultura locale. Fanno gli ambulanti abusivi, davanti alle scuole. Sotto la canicola espongono corsi di recupero estivi griffati “Scuola Italiana”. Ma si vede subito che è roba taroccata.  
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domenica, 31 maggio 2009

Con Makiguchi abbiamo più difficoltà che con Tamagotchi. Il secondo è nato nel ’96. Gli abbiamo dato da mangiare. Accesa e spenta la luce. Giocato con lui. Ripuliti i bisognini. Gli abbiamo fatto iniezioni se si ammalava. Ne abbiamo controllata l'età, il comportamento, la fame, il peso, la felicità (e altre cose, ricavandone punteggi). Se non obbediva l’abbiamo sgridato. Tutto dentro un ovetto elettronico. E Makiguchi?

Per ora se ne parla solo a Roma. Non è da allevare, ma utile per allevare. Non dentro ovetti elettronici, ma nelle scuole. E’ un pedagogo, Tsunesaburo Makiguchi. La preside d’una materna ed elementare romana vuol mettere il suo nome al posto di “Pisacane”. Il consiglio d’istituto sta con lei, perché a scuola ci vanno 270 bambini di 24 etnie diverse (all’ingrosso il 90% di alunni stranieri). Con la dirigente (contro Pisacane, con Makiguchi), sta anche il capogruppo della Sinistra al Consiglio regionale del Lazio. Contro di lei stanno il «Comitato mamme della Pisacane», una senatrice della Lega, un deputato del Pdl. Laura Marsilio, assessore alla Scuola del Comune di Roma, si oppone a una seconda sconfitta dell’eroe risorgimentale: «Serve continuità tra presente e passato – ha detto – per un’imprescindibile identità comune».

Non sappiamo da che parte stare. Provinciali come siamo, conosciamo (quasi) tutto di Tamagotchi, niente di Makiguchi. Nutriamo d’altra parte istintiva simpatia per l’utopista che credette (sbagliando tragicamente) nel Cilento rivoluzionario. Mettiamola così. Cerchi la preside uno sponsor, che finanzi l’impresa di mettere Pisacane dentro un ovetto elettronico. Così i bimbi della “Makiguchi” giocheranno a far vincere lo sfortunato eroe risorgimentale contro preti e latifondisti. Curandolo trepidanti (per il punteggio, si capisce) se cade colpito dalle truppe dei Borboni. In cambio, accetteremo senza riserve la seconda sconfitta di Pisacane, questa volta (chi l’avrebbe detto) contro il Giappone.

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sabato, 21 marzo 2009
Forma di ostilità condotta da piccole formazioni di uomini e caratterizzata da assalti a sorpresa o imboscate. Si chiama “guerriglia” (stando al Sabatini-Coletti, dal XVI secolo). Chi pratica la guerriglia è un “guerrigliero” (dal 1839). Ma dal 18 marzo 2009 il termine s'attesta nell'uso quale sinonimo di “studente” (in particolare dell'università La Sapienza, Roma). Per guadagnarsi la qualifica di “guerrigliero”, chi pratichi l'assalto proditorio o l'imboscata contro le Forze dell'Ordine (non indifese, ma ignare, impreparate), bersagliandole con svariate paia di scarpe contundenti, dev'essere membro della temibile Associazione denominata “Onda”. Il Ministro della Funzione Pubblica (fonte presso cui risulta attestato l'uso del termine), pare nettamente propenso a impiegarlo riferendosi esclusivamente ai membri di tale setta.
A riprova, la carica più alta del Ministero non l'ha usato a proposito dei tafferugli scoppiati davanti alla facoltà di giurisprudenza dell'università Federico II, lo stesso giorno delle imboscate romane alle Forze dell’Ordine. A Napoli, alcuni membri dell’Onda sono stati aggrediti da attivisti del cosiddetto “Blocco studentesco” che – opportunamente muniti di caschi, mazze, cinghie e lame di piccolo taglio – hanno protetto i luoghi consacrati allo studio. Mentre sui fatti romani la carica più alta del Ministero ha esternato, su questi non ha pensato di farlo. Un’occasione perduta, si dirà. Ma una ragione c’è. Col termine antico (“guerriglieri”) riferito a un fenomeno nuovo (l’Onda), il Ministro (con buona dose di “surrealismo”, dal 18 marzo u. s. sinonimo di “ex-socialismo”) ha contato di stupire qualcuno. Sapeva bene al contrario che un termine vecchio (“fascisti”), per violenze che si ripetono stancamente uguali da quasi un secolo (“squadrismo”), non avrebbe sorpreso nessuno. E la più alta carica del Ministero tutto vuole, fuorché annoiarci.
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martedì, 10 marzo 2009
L’urgenza di propaganda è tale, che s’è messa in piedi una Gita del Ricordo (la legge n. 92 del 30 marzo 2004 riconosce la memoria degli infoibati nel Giorno del Ricordo, da celebrarsi ogni 10 febbraio), distribuendo in fretta e furia una paccottiglia che pare tolta di peso dai manifesti del 18 aprile 1948.
Leggi tutto il mio contributo nel sito docentinclasse.it...
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lunedì, 02 marzo 2009

C’è chi non dispera, e cercando ancora un po’ di brace sotto le ceneri dell’ultima fiammata sindacale (era il 30 ottobre dello scorso anno), lancia appelli allo “spirito unitario” (Gilda, comunicato del 18/2/09). Nel frattempo, il pronostico per l’anno venturo è all’ingrosso di 42mila docenti a spasso. Ma dobbiamo stare al passo col nuovo che avanza. La nuova frontiera della scuola si chiama oggi governance. Il ddl dell’on. Aprea prospetta appunto “una nuova governance sulla scuola che veda i genitori reali protagonisti, effettivamente corresponsabili nella scuola.” (ilsussidiario.net, 17/2/09). Mantenere, istruire ed educare i figli (Costituzione, art. 30), questo diritto/dovere dei genitori va garantito col nuovo potere delle famiglie d’eleggere un Consiglio d’Amministrazione Scolastico – che adotterà uno statuto, sceglierà gli insegnanti, gestirà i fondi d’una scuola finalmente autonoma comme il faut.

Una definizione condivisa circa il concetto di governance difetta. La parola ruba il posto ad altri termini, senza però dar conto della specificità analitica e significativa del concetto stesso (v./cfr. Vedelago 2002). Che ci sia (da costruire, nella scuola) una governance ciascun lo dice, quale sia (nella scuola) nessun lo sa. Al contrario, non difettiamo del praticato (e praticissimo) familismo amorale (s’esprime ad es. nella nota formula: “Tengo famiglia!”).

Le braci ultime dello Stato (ottocentesco, superabile, specie se liberale) saranno spente dall’inedita governance, dal solido, tradizionale familismo (insuperabile, specie nello Stivale), oppure da tutt’e due assieme (in bella sinergia, mentre praticamente ci si sfiata per ravvivare le flebili braci della dispersa Unità Sindacale, sotto le ceneri d’uno Zeitgeist appunto incenerito)?

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lunedì, 09 febbraio 2009
"Nel Dodecalogo l’immagine della scuola italiana non si compone in un quadro unitario. Si scompone invece nei suoi elementi più critici. Dai dodici scritti non si ricavano altrettante regole per una prassi, ne esce semmai lo stato delle cose (dell’arte). Il Dodecalogo è piuttosto un caleidoscopio, e i cristalli che ne formano le figure (provvisorie) vanno dal grigio al nero."
Per leggere tutta la mia recensione del volume collettivo edito da Gilda degli insegnanti di Modena, clicca qui sopra...
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mercoledì, 07 gennaio 2009
Ma la rete parla molto o poco, di questa tragedia? Molto, moltissimo, ma è difficile capire come, perché i dati sono contraddittori. Di certo non c’è la mobilitazione di massa di altre occasioni. Se si cerca con la parola chiave “Gaza”...
Una rassegna dei punti di vista che circolano nel web, cui potete aggiungere il vostro: commentando questo post, la trovate su NETMONITOR. Cliccate qui sopra per leggere tutto.

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mercoledì, 31 dicembre 2008

“ciao ragazzi e ragazze oggi 21 novembre al liceo scentifico darwin e successa una tragedia tanti ragazzi sono rimasti feriti ma un in particolare un mio grande amico e sicuramente anke di tanti altri di voi ci ha lasciato per sempre al eta di 17 anni....e tristissimo pensare che uno si reca a scuola per imparare e ci lascia le penne...spargete la voce di questo gruppo in solidarieta di vito perche se lo merita”.

Le sgrammaticature, chi se ne frega. Tra l’urgenza dell’sms e la preoccupazione lessicale improvvisa (uno “si reca”), gli alti e bassi della prosa inteneriscono. Non è mica un tema in classe. E’ un post nel blog “tutti per vito scafidi. Vale come lettera. Un invito a tutti i ragazzi che vogliano usare la rete per stringersi nel ricordo del giovane studente appena morto. Vito Scafidi, neanche 18 anni. Si alzava alle cinque del mattino per studiare. Il video con la canzone degli “Zero assoluto”, messo nel blog “per ricordare un angelo”, ne mostra il volto angoloso, un’espressione determinata. Due begli occhi chiari con uno sguardo già adulto. Il soffitto di un’aula di liceo piemontese, a due passi da Torino – uno dei 10.000 edifici scolastici italiani non a norma – il soffitto della classe dove Vito andava tutte le mattine, la mattina del 21 novembre 2008 è venuto giù. Il suo corpo inanimato è stato trovato sotto un grosso tubo di ghisa, tenuto su da fili di ferro logori, che passava tra la soffitta e il pavimento del secondo piano. Quel vecchio tubo arrugginito non raccoglieva più gli scarichi dei bagni dell’ultimo piano della scuola ormai dagli anni ‘80. Era del tutto inutile.

Chi non conosceva Vito gli ha scritto lo stesso. Martedì, 23 dicembre 2008, alle 14:18 (i blog ti fanno vedere l’ora esatta in cui un messaggio viene lasciato): “ciao vito... nn ho mai avuto la possibilità di conoscerti... ma ade, dopo tutte le notizie k hanno dato su di te, mi sembra di essere amica tua... spero k dove stai ora, sia un posto migliore... me lo immagino... ci sei tu, sdraiato su una nuvola con in mano un pc e leggi tutte le frasi e le lettere k ti mandiamo... bè... spero k tu possa leggere anke la mia e commuoverti come me in questo momento... ciao vito.... giulia”

Chi lo conosceva bene prima del liceo non si firma. Racconta punizioni di vecchio stampo affrontate assieme a Vito nei primi anni di scuola: «il mio primo ricordo risale a quando aveva 7 anni.. eravamo in gita con la classe, a loano.. e lui si era fatto sgridare per essere entrato nella stanza delle bambine.. aveva un pigiama grigio addosso..e le pantofole del gatto silvestro..... in quarta elementare ha pianto in classe per aver preso un brutto voto.... alle medie abbiamo fatto insieme 3 o 4 ordalie.. ovvero..se facevamo una cazzata e il prof di italiano ci beccava.. dovevamo scrivere la stessa frase da 100 volte in su.. una volta abbiamo diviso un “non devo copiare in classe” da 600 frasi.... questa mattina mi hanno chiamata...e mi hanno detto che è morto... vi sembra giusto morire a 17 anni perchè la preside invece di far aggiustare i controsoffitti ha comprato uno schermo al plasma per l'aula professori?» Di seguito al j’accuse senz’appello una sillaba, improvvisamente rivolta a un ricevente ignoto come il mittente, che rende struggente il testo: “ste...lo so che ti manca..manca anche a me.”

A giornalisti e fotografi la zia di Vito ha detto: “Fotografate cosa è successo, fate vedere che le scuole italiane fanno schifo anche al Nord. E che si può morire a 18 anni, andando a lezione a scuola. Non si può morire così”. Il sindaco di Rivoli ha affermato: “La tragedia di oggi è una morte bianca”. Ho scritto ai curatori del “Sacrario virtuale delle morti bianche” invitandoli ad aggiungere il nome di Vito a quelli dei tanti (troppi) lavoratori che vi figurano. Mi hanno risposto Raffaele Russo e Nicola Savoia, curatori del sito: “Caro professore, siamo del tutto d'accordo con Lei: la morte di quel ragazzo è uno scempio che grida vendetta proprio come le altre migliaia di morti sul lavoro. Abbiamo perciò dedicato a Vito Scafidi una pagina nel sacrario virtuale, e ricordato la sua morte con un articolo sul blog.”

Visitate il sacrario. Portate il cursore col mouse tra le orbite del grosso teschio, esattamente al centro. Vito è sepolto sotto un minuscolo quadratino rosso. Come tanti operai di questo paese, dove nemmeno a scuola sei al sicuro.

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giovedì, 18 dicembre 2008
Liscia, gassata, o Ferrarelle? Guardavi le figure della réclame e sceglievi la donna coi capelli un poco mossi (l’acqua minerale, leggermente effervescente). Unico, prevalente, o facoltativo? Il maestro (come la classe) non è acqua, la cosa meno semplice. Il dietrofront c’è e non c’è. Quando le ore saranno 30, o 40 (tempo pieno), i maestri saranno due, sì, ma uno alla volta: uno entra e l’altro esce dalla classe. Mariastella ripete il suo mantra nel giorno della grande conta in casa CGIL: «Le famiglie e le scuole possono o no fare delle opzioni sul maestro unico? “No. Il maestro è sempre unico […] Non c’è compresenza, non c’è modulo.”» (La Stampa, 12/12/08).
Quando le famiglie decideranno, sapremo invece quante maestre andranno in classe. Gli organici dipenderanno dalle loro richieste. La destra parla però come se la protesta non spostasse mai niente. Si fa un canale su Youtube – con la faccia da maestrina (unica) di Mariastella, dolcevita viola attillato, occhialini – e in 27 secondi esatti dice: cambiamo la scuola insieme, non posso accettare lo status quo (commenti nel sito, no comment).
Aspettiamo il Pd su YouDem (con la faccia della sua ministra ombra della scuola, look da definire), a convincerci in un pugno di secondi che il finanziamento alle private cattoliche è il top di uno stato laico.
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domenica, 14 dicembre 2008
Esce il n° 41, 14 dic. 08, del mensile online Operaincerta, tutto dedicato al tema della carcerazione.
Il mio contributo a pag. 9, nel sommario il titolo è: "Ristretti orizzonti oltre il muro"...
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